Democrazia ed economia: la lezione di Federico Caffè 

C'è oggi a Milano un convegno sul mio professore; una delle persone più alte nella mia stima e nel mio cuore. Sarà una felice occasione per rincontrare quelli che erano assistenti ai miei tempi. Qui includo il Manifesto del Gruppo Federico Caffé: 

 

Manifesto del Gruppo Federico Caffè

Gli aderenti al Gruppo si riconoscono nel pensiero e nell'esempio di Federico Caffè, ritenendoli più che mai attuali anche a distanza di oltre trenta anni dalla sua scomparsa. Federico Caffè, nei suoi molteplici impegni di studioso, di educatore e di "consigliere del cittadino", come egli stesso volle definirsi, ha perseguito la realizzazione del progetto e dei principi della Costituzione. Questo Manifesto intende elencare i principali valori ai quali ci richiamiamo, utilizzando, ove possibile, le stesse parole di Caffè o quelle dei testi che ha più amato.

Il Gruppo aspira ad essere una «coalizione», nel senso auspicato da Zigmund Bauman richiamandosi all’invito del Pontefice per il quale occorre «realizzare non più coalizioni solamente militari o economiche, ma culturali, educative, filosofiche, religiose. Coalizioni, che mettano in evidenza che, dietro molti conflitti, è spesso in gioco il potere di gruppi economici. Coalizioni, capaci di difendere il popolo dall'essere utilizzato per fini impropri».

Innanzitutto, ci ispiriamo all'ideale di Federico Caffè "di costruire un mondo in cui il progresso civile e sociale non rappresenti il sottoprodotto dello sviluppo economico, ma un obiettivo coscientemente perseguito". Alle critiche di «utopismo», rispondiamo che " l’utopia non è altro che l'affermazione di una civiltà possibile contro le strettoie del presente". Coltiviamo I'«apparente utopia» delle nostre madri e padri costituenti i quali affermano che: «La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al pogresso materiale o spirituale della società» [art. 4 Cost.]; attività o funzioni che si estendono lungo l'intero percorso esistenziale, senza dimenticare che «I cittadini a cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore» [art. 54 Cost.].

Crediamo in un riformismo che non esclude scelte anche radicali a fronte di radicali ingiustizie, ma non indulge a quegli insidiosi «velleitarismi» contro cui metteva in guardia Caffè, riprendendo le riflessioni di Antonio Gramsci; e tanto meno contempla il “moderatismo opportunistico".

Condividiamo la considerazione secondo la quale "Ci si trastulla nominalisticamente alla ricerca di un nuovo modello di sviluppo. E si continua ad ignorare che esso, nelle ispirazioni ideali, è racchiuso nella Costituzione, nelle condizioni tecniche è illustrato nei lavori della Commissione economica per la Costituente”, in cui Caffè fu attivamente impegnato. Con lui chiediamo a politici e governanti: " Quando ricorderanno che «E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese»[art. 3 Cost.]?”. Perché «Una Costituzione non basta a creare una democrazia. Questa, infatti, vive solo nella consapevolezza, da parte del popolo, della irrinunciabilità dei valori che vi sono contenuti, dal rispetto dei principi che vi sono codificati», come scrisse Carlo Ghisalberti.

Siamo convinti dell'attualità del pensiero di Keynes, secondo il quale «I difetti più evidenti della società economica in cui viviamo sono l'incapacità a provvedere un'occupazione piena e la distribuzione arbitraria ed iniqua della ricchezza e del reddito», e ci riconosciamo nelle affermazioni di Caffè, secondo cui "Non ci si può rassegnare all'idea che un'intera generazione di giovani debba considerare di essere nati in anni sbagliati e debba subire come fatto ineludibile il suo stato di precarietà occupazionale", cui si aggiungono i problemi "delle drammatiche condizioni di lavoro e di sfruttamento di italiani e immigrati, come documentano laconicamente le statistiche sui morti sul lavoro, della devastazione ambientale e umana [...]. Al posto degli uomini abbiamo sostituito i numeri e alla compassione nei confronti delle sofferenze umane abbiamo sostituito l'assillo dei riequilibri contabili".

Come Caffè, siamo ben consapevoli dell’esistenza delle «compatibilità economiche», ma crediamo che non possano essere ingenuamente rappresentate solo tramite indici e quozienti, buoni per ogni tempo e luogo, a cui attribuire un valore mistico, con un atteggiamento che egli chiamava ironicamente "pitagorismo economico". Non crediamo nella provvidenziale «mano invisibile» del mercato che, invece, "ha nomi, cognomi e soprannomi”; per l'esistenza delle tante e ben note posizioni di oligopolio che causano o aggravano molti dei problemi economici. Siamo invece convinti che "poiché il mercato è una creazione umana, l'intervento pubblico ne è una componente necessaria e non un elemento di per sé distorsivo e vessatorio".Sono, infatti, numerose le "possibili divergenze di carattere generale (e non meramente sporadico) tra interesse privato e sociale" che richiedono un penetrante ed intelligente intervento pubblico, e una "riconquistata socialità". Riteniamo, inoltre, che i «fallimenti dello Stato» vadano affrontati, non con la regressione allo «Stato minimo», ma con un'azione di più intensa democratizzazione e qualificazione dello Stato stesso, nelle sue varie articolazioni centrali e periferiche.