Le Alchimiste

Al Palazzo Reale c'è, fino al 27 settembre 2026, una mostra di Anselm Kiefel, Le Alchimiste.

A me è piaciuta molto ed ho raccolto informazioni su alcune alchimiste.

Le Alchimiste

Schede biografiche delle protagoniste della mostra di Anselm Kiefer

Palazzo Reale, Milano – 7 febbraio / 27 settembre 2026



Kleopatra l'Alchimista

fl. III–IV secolo d.C.

Vissuta ad Alessandria d'Egitto intorno al III o IV secolo d.C., Kleopatra l'Alchimista (da non confondere con la celebre regina Cleopatra VII) è una delle figure più antiche e misteriose della tradizione alchemica. Il suo nome era probabilmente uno pseudonimo, e alcune fonti la associano alla scuola di Maria la Giudea. È ricordata da Michael Maier come una delle quattro donne alchimiste in grado di produrre la pietra filosofale. La sua opera più nota è la Crisopea di Kleopatra (Chrysopoeia Kleopatras), un documento a foglio singolo conservato in un manoscritto dell'XI secolo alla Biblioteca Marciana di Venezia: vi compaiono simboli alchemici, disegni di strumenti da laboratorio e la prima raffigurazione nota dell'Ouroboros, il serpente che si morde la coda come simbolo del ciclo eterno della materia. Ad essa è attribuita anche la potenziale invenzione dell'alambicco, strumento fondamentale per la distillazione. Tra i suoi scritti sopravvivono anche un trattato sui Pesi e Misure e un Dialogo dei Filosofi con Kleopatra, che la mostra come una saggia capace di ammutolire i suoi interlocutori maschili con la profondità delle sue risposte.



Perenelle Flamel

1320–1397

Perenelle Flamel nacque in Francia il 13 ottobre 1320 e morì nel 1397, alcuni anni prima del marito Nicolas Flamel. Già vedova di due matrimoni e dotata di un consistente patrimonio personale, sposò Nicolas nel 1368 in età avanzata. I coniugi Flamel si distinsero per generosità e filantropia, finanziando la costruzione di chiese e ospedali a Parigi, anche se non ebbero figli. La loro notorietà come alchimisti è in larga misura postuma: nasce principalmente da uno scritto apocrifo del 1612 attribuito al marito, in cui la figura di Perenelle emerge come collaboratrice fondamentale nell'opus alchemico, tanto che alcune tradizioni la vogliono più capace del marito nelle arti ermetiche. Alla sua memoria è dedicata una via nel cuore di Parigi, rue Pernelle, che si incrocia con quella intitolata al marito, nei pressi del Louvre. La leggenda vuole che i due abbiano ottenuto l'immortalità grazie alla pietra filosofale, e che Perenelle abbia contribuito in modo determinante alla trasmutazione del piombo in oro compiuta nel 1382.



Caterina Sforza

Milano, 1463 – Firenze, 1509

Figlia naturale di Galeazzo Maria Sforza e di Lucrezia Landriani, Caterina Sforza è una delle figure più straordinarie del Rinascimento italiano: politica, condottiera e scienziata. Cresciuta alla corte milanese sotto la guida della nonna Bianca Maria Visconti, apprese fin da giovane i rudimenti dell'alchimia. Dopo le vicende politiche che la videro Signora di Imola e Contessa di Forlì e la difesa eroica della rocca di Ravaldino contro le truppe di Cesare Borgia — fatto che le valse il soprannome di "tigre di Forlì" — trascorse gli ultimi anni a Firenze dedicandosi agli esperimenti alchemici. Il suo lascito scientifico è il manoscritto Experimenti della excellentissima signora Caterina da Forlì, composto da 471 ricette di cosmetica, medicina e alchimia, scritte in latino, italiano volgare e in cifrario. Nel suo laboratorio alla Rocca di Ravaldino distillava elisir, lozioni e preparati curativi, corrispondendo con medici, speziali e studiosi di tutta la penisola. Tra le sue ricette vi sono formule per anestetici, per la trasmutazione dei metalli e persino per la conservazione della bellezza, che la storia della farmacologia ha riconosciuto come testi fondamentali.



 

Isabella Cortese

fl. XVI secolo

Di Isabella Cortese si sa pochissimo al di là del suo libro: nulla del suo aspetto, delle sue origini, della sua vita. Sappiamo soltanto quello che lei stessa scrisse nella prefazione del suo celebre trattato, pubblicato a Venezia nel 1561 col titolo I secreti della signora Isabella Cortese, né quali si contengono cose minerali, medicinali, arteficiose e alchimiche, e molte de l'arte profumatoria, appartenenti a ogni gran Signora. L'opera conobbe almeno quattordici ristampe tra il 1561 e il 1677, fu tradotta in tedesco e in italiano, e costituì uno dei più diffusi manuali di chimica applicata del Rinascimento. Isabella racconta di aver trascorso trent'anni a studiare, "consumando il tempo e persa quasi la vita e i denari", le opere dei grandi alchimisti. Alcuni storici ipotizzano che Isabella Cortese sia uno pseudonimo dietro cui si cela Timoteo Rossello, editore veneziano; altri ritengono invece che fosse un'autentica speziale o nobildonna vissuta tra Milano, Brescia e Ferrara. Ciò che resta è un testo straordinario che mescola chimica pratica, cosmetica, farmacologia e alchimia in una voce femminile pionieristica.



Sophie Elisabeth von Clermont

XVII secolo

Sophie Elisabeth von Clermont è una delle figure femminili legate alla cultura alchemica della Francia del XVII secolo, associata all'ambiente aristocratico e alle pratiche ermetiche che fiorivano nelle corti europee di quell'epoca. Il suo nome appare nel ciclo di Kiefer come testimone di un sapere alchemico trasmesso tra donne di alta estrazione sociale in un'epoca in cui tale pratica era al contempo ricercata e pericolosa. Come molte nobili del Seicento, la sua attività si svolgeva in quella zona d'ombra tra la farmacia domestica, la distillazione di essenze e i misteriosi esperimenti che avvicinavano le pratiche quotidiane della cura al grande progetto alchemico della trasformazione della materia.



Isabella d'Aragona

Napoli, 1470 – Napoli, 1524

Secondogenita di Alfonso II d'Aragona e di Ippolita Maria Sforza, Isabella d'Aragona fu duchessa consorte di Milano dopo le nozze con il cugino Gian Galeazzo Sforza nel 1489. La sua vita milanese fu segnata da una rivalità continua con Beatrice d'Este, moglie di Ludovico il Moro, che esercitava il potere reale sul ducato. Donna di grande intelligenza e fiera combattività, Isabella apprese l'amore per l'arte e la cultura dalla madre, discendente dagli Sforza. Alla sua figura è attribuita, in un ricettario del XVI secolo, la paternità di ricette alchemiche a base di mercurio e allume, segno di un coinvolgimento nelle pratiche scientifiche e cosmetiche proprie delle corti rinascimentali. Dopo la caduta degli Sforza e la morte del marito, governò il ducato di Bari con un certo piglio, mostrando quella "terribilità e potenza" di cui la accusavano i suoi sudditi. Morì a Napoli nel 1524. Il suo ritratto è forse quello della Dama dell'Ambrosiana, attribuita a un allievo di Leonardo da Vinci.



Lady Margaret Clifford of Cumberland

Exeter, 1560 – Brougham Castle, 1616

Margaret Clifford, nata Russell, Contessa di Cumberland, fu dama d'onore della regina Elisabetta I e figura di spicco della cultura elisabettiana. Dotata di grande erudizione, era descritta dai contemporanei come colta, pia e dotata di spirito acuto. Il suo interesse per l'alchimia e le scienze naturali non era ornamentale: distillava le proprie medicine, investì nell'estrazione del piombo nei possedimenti di Clifford e sperimentò la fusione del ferro con il carbone. Fece compilare per sé un libro di ricette alchemiche, tuttora conservato con il titolo Physick & Alchemye: Receipts of Lady Margaret (1598). Patrona di numerosi scrittori e poeti, tra cui Samuel Daniel precettore della figlia Anne Clifford, fu anche difensore tenace dei diritti ereditari della figlia contro i Clifford maschi. Fondò nel 1593 l'ospedale di Beamsley nel Yorkshire. La sua attività alchemica si intrecciava con la sua fede puritana e la sua vocazione filantropica in un modo tipicamente elisabettiano.





Martine de Bertereau

Turenna, 1590 – Vincennes, 1642/43

Baronessa de Beausoleil, Martine de Bertereau è la prima mineralogista donna di cui si abbia documentazione storica. Nata in una famiglia nobile della Turenna, ricevette una formazione scientifica straordinaria per l'epoca, comprendente chimica, meccanica, mineralogia, idraulica e geometria, oltre alla padronanza del latino, del francese, dell'italiano e di altre lingue. Nel 1610 sposò Jean de Chastelet, barone de Beausoleil, mineralogista al servizio dell'imperatore Rodolfo II, e insieme percorsero per trent'anni l'Europa — dalla Germania all'Ungheria, dall'Italia alla Svezia — alla ricerca di giacimenti minerari. In Francia, dove scoprirono centinaia di potenziali miniere, incontrarono ostilità e ingratitudine: accusati di negromanzia e stregoneria, furono entrambi arrestati per ordine del cardinale Richelieu nel 1642. Jean fu rinchiuso alla Bastiglia, Martine nel castello di Vincennes, dove morì. I suoi due trattati principali — Véritable déclaration (1632) e La Restitution de Pluton (1640) — combinano osservazioni geologiche precise con riferimenti astrologici e alchemici tipici del XVII secolo.



Cristina di Svezia

Stoccolma, 1626 – Roma, 1689

Regina di Svezia dal 1632 alla sua abdicazione nel 1654, Cristina era figlia di Gustavo Adolfo il Grande e trasformò Stoccolma in un centro culturale europeo, ospitando filosofi come Cartesio. Dopo la sua clamorosa conversione al cattolicesimo si trasferì a Roma, dove visse per oltre trent'anni nella corte di Palazzo Riario (oggi sede dell'Accademia dei Lincei). Nella Città Eterna divenne il fulcro di un vivace cenacolo alchemico che riuniva studiosi, artisti e filosofi: tra gli altri, il marchese Massimiliano Palombara (costruttore della Porta Magica), l'astronomo Domenico Cassini, e l'alchimista-avventuriero Giuseppe Francesco Borri. Nei suoi laboratori al Palazzo Riario, Cristina praticava in prima persona la "grande scienza" alchemica, attorniata da esperti europei che passavano per Roma. Vorace collezionista di manoscritti e libri, la sua biblioteca — duemila manoscritti — è confluita in parte nella Biblioteca Vaticana. Morì a Roma nel 1689 ed è sepolta in San Pietro, onore concesso a pochissime donne nella storia.



Margaret Cavendish

Colchester, 1623 – Welbeck Abbey, 1673

Nata Margaret Lucas, duchessa di Newcastle per il matrimonio con William Cavendish, Margaret Cavendish fu tra le prime donne in Europa a pubblicare opere proprie e a occuparsi pubblicamente di filosofia della natura. Soprannominata "Mad Madge" dai contemporanei per il suo carattere eccentrico e i vestiti stravaganti, scrisse un'imponente mole di opere: sei trattati di filosofia naturale, raccolte di poesie, commedie, orazioni e persino quello che è considerato uno dei primissimi romanzi di fantascienza, The Blazing World (1666). Critica dell'aristotelismo e della filosofia meccanicistica, rifiutava il metodo sperimentale della Royal Society come insufficiente a cogliere la realtà, sostenendo invece il primato dell'immaginazione come strumento cognitivo. Frequentando il "Circolo Newcastle" del marito, discusse di persona con Cartesio, Hobbes e Gassendi — fatto eccezionale per una donna del Seicento. Il suo pensiero oscillava tra materialismo, panpsichismo e vitalismo, intrecciando metafisica, poesia e scienza in un modo unico e anticipatore.



Elisabeth Grey, Contessa di Kent

1582 – 1651

Elisabeth Grey, nata Talbot, Contessa di Kent, fu una delle prime donne a pubblicare un libro di ricette in Inghilterra, raccogliendo secoli di sapere medico e alchemico femminile. Figlia di Gilbert Talbot, settimo conte di Shrewsbury, e di Mary Cavendish — nipote della celebre "Bess of Hardwick" — fu dama di compagnia di Anna di Danimarca e attivissima negli ambienti letterari e scientifici del suo tempo. Dopo la morte del marito intrecciò un legame intellettuale (e probabilmente sentimentale) con il grande giurista John Selden. La sua opera più importante, A Choice Manual, or Rare Secrets in Physick and Chirurgery (pubblicata postuma nel 1653), conobbe ventidue edizioni e rimase popolare per quasi un secolo. Il libro raccoglie centinaia di ricette mediche, molte delle quali riflettono l'influenza del paracelsismo inglese. La sua "polvere della Contessa di Kent", rimedio universale, divenne un vero classico della farmacopea secentesca.



Marie Meurdrac

Mandres-les-Roses, c. 1610 – 1680

Marie Meurdrac è considerata la prima donna a pubblicare un trattato di chimica e farmacia dopo Maria la Giudea nel tardo periodo classico. Nata in una famiglia benestante vicino a Parigi, autodidatta in chimica, possedeva un proprio laboratorio con accesso a un forno ad alta temperatura — privilegio che richiedeva permesso regio e che ottenne probabilmente grazie all'amicizia con la contessa de Guiche, sua mecenate. Il suo trattato La chymie charitable et facile, en faveur des dames (1666) affronta la chimica dalla teoria delle sostanze alle operazioni pratiche — distillazione, filtrazione, fermentazione — fino alle ricette di cosmesi e farmacologia. Nell'appassionata prefazione, Meurdrac rivela di aver lungamente esitato a pubblicare, perché "l'insegnamento non è professione di donna". Decise alla fine che "sarebbe stato peccato contro la Carità nascondere la scienza che Dio mi ha donato". Il libro ebbe cinque edizioni in francese, sei in tedesco e una in italiano, ed è ricordato come un atto di coraggio intellettuale pionieristico.



Anna Maria Zieglerin

c. 1545 – Wolfenbüttel, 7 febbraio 1575

Anna Maria Zieglerin fu alchimista di corte presso il duca Julius di Braunschweig-Wolfenbüttel, dove lavorò a fianco del marito Heinrich Schombach e dell'alchimista Philipp Sömmering. Il loro incarico era produrre la pietra filosofale per ottenere oro e gemme per il duca. Nel suo laboratorio di Wolfenbüttel, Zieglerin conduceva esperimenti autonomi, aveva almeno un assistente e corrispondeva direttamente col duca in lettere che descrivono con precisione tecnica le sue operazioni alchemiche. La sua opera più nota è un opuscolo di venti pagine, Sull'Arte nobile e preziosa dell'Alcamia (1573), inviato al duca stesso, in cui illustra il "sangue di leone", un olio d'oro con cui intendeva produrre gemme, medicine e la pietra filosofale. Accusata di omicidio, tentato avvelenamento e furto, fu processata e condannata: il 7 febbraio 1575 fu bruciata viva a Wolfenbüttel. La storia di Zieglerin è uno dei casi più documentati di alchimista donna nel mondo germanico riformato, e rivela sia l'apertura che la brutalità con cui l'epoca poteva trattare le donne di scienza.







Sophie Brahe

Knutstorp, 1556/1559 – Helsingør, 1643

Sorella minore del grande astronomo Tycho Brahe, Sophie Brahe fu una scienziata poliedrica: astronoma, alchimista, medica, orticoltrice e genealogista. Autodidatta — il fratello le aveva insegnato solo orticoltura e chimica, ritenendo l'astronomia troppo difficile per una donna — imparò da sola sui libri in tedesco e si pagò le traduzioni in latino. A soli quattordici anni assistette Tycho nell'osservazione dell'eclisse lunare del 1573 e probabilmente era presente quando fu scoperta la Supernova del 1572. Nel suo castello di Eriksholm creò giardini straordinari con piante officinali, allestì un laboratorio alchemico e distribuì medicine ai poveri della zona. Innamoratasi dell'alchimista Erik Lange, lo seguì per decenni nella sua rovina economica attraverso l'Europa, finché lui morì a Praga nel 1613. Tornata in Danimarca, Sophie trascorse gli ultimi anni a scrivere una genealogia delle famiglie nobili danesi di 900 pagine, pubblicata nel 1626, ancora oggi fonte preziosa per la storia medievale scandinava. Morì a Helsingør nel 1643.



Mary Anne Atwood

Dieppe, 1817 – 1910

Mary Anne Atwood, nata South, è la figura chiave della ricezione "spirituale" dell'alchimia nell'Ottocento inglese. Cresciuta a Gosport nell'Hampshire, collaborò fin da giovane con il padre Thomas South, studioso di spiritualità, e insieme si immersero nei testi ermetici. Su richiesta del padre e in parallelo con un suo lungo poema sullo stesso argomento, Mary Anne scrisse la sua opera fondamentale, A Suggestive Inquiry into the Hermetic Mystery (1850), pubblicata anonimamente. Il volume sosteneva che l'alchimia non fosse una pratica di trasmutazione metallica ma un percorso iniziatico di trasformazione interiore dello spirito — una lettura che anticipa Jung. Dopo la pubblicazione, il padre, convinto che il libro rivelasse segreti esoterici che non andavano divulgati, acquistò tutte le copie rimaste e le bruciò insieme al manoscritto del proprio poema. Solo pochissime copie sopravvissero. Mary Anne, sposata nel 1859 con il reverendo Alban Atwood, non pubblicò più nulla. Il libro fu riedito nel 1918 e considerato da Principe e Newman uno dei tre testi fondatori dell'interpretazione spirituale dell'alchimia nella modernità.